Concreta eleganza

L'azienda Airoldi  a Carugo è stata fondata da mio padre e oggi ha 60 anni. Nel corso del tempo abbiamo avuto la curiosità di non fermarci a quello che ci avevano insegnato. È stato lo stimolo per fare lavori nuovi e interessanti. Oggi trovo molto bello poter lavorare con i ragazzi, gli studenti, i giovani architetti e i designer che vengono qui e ti chiedono “Si può fare?”. Come fai a dirgli di no? È uno scambio che ci permette di sperimentare. Questo è uno dei pochi luoghi in cui si sanno fare ancora gli stampi in gesso, 
anche se oggi i cementisti lavorano solo con il polistirolo.

Nel 2013 ho costruito un modello per la tesi di laurea di uno studente dell'Accademia di Architettura di Mendrisio. Il modello misura 140 x 140 cm, ha uno spessore costante di un centimetro, ed è costruito con un cemento che se riesci a capire e a dominare ti consente di fare delle cose straordinarie. Nelle fotografie si nota che lo stampo in polistirolo è più alto di mezzo centimetro rispetto al getto. Devi immaginare che il getto viene fatto sul modello capovolto. Mi serviva una guida, così mi sono fatto consegnare dal fabbro il file di tutti i perimetri e ho fatto realizzare una griglia in ferro su cui posare gli stampi in polistirolo, i volumi delle stanze e delle finestre, tagliati con macchine a controllo numerico.

opo due giorni impiegati per costruire lo stampo è stato fatto il getto. Una volta completato lo spostavamo in due. In passato sarebbe stato inimmaginabile realizzare un pezzo simile in cemento.Abbiamo provato molte volte a fare pezzi per l'arredamento in cemento, a partire dagli anni ottanta, ma non hanno mai funzionato. Tutta questa matericità del cemento è esplosa dieci anni fa. L'innovazione tecnologica che il materiale ha conosciuto negli ultimi anni e l'introduzione degli stampi siliconici o poliuretanici hanno permesso di ottenere risultati prima impensabili. Oggi possiamo produrre getti complessi e allo stesso tempo leggeri, con spessori di soltanto un centimetro e mezzo e a costi relativamente bassi rispetto a quelli di manufatti analoghi costruiti in pietra. Prima si lavorava soprattutto per le imprese edili. Oggi getti con la benna e con la siringa.

Un altro ambito in cui abbiamo acquisito una grande esperienza è quello delle opere in vetrocemento. Nel 2010 abbiamo riparato i vetri della Casa del Fascio di Giuseppe Terragni, a Como. Alcune pareti erano pericolanti e andavano rifatte con le stesse tecniche di allora, utilizzando mattoni in vetro da 2 centimetri e mezzo di spessore. Abbiamo recuperato tutti i pezzi ancora reperibili. Non è stato facile. Approfittando della fama di Terragni si era prodotto un mercato dei vetri, che sparivano e si trovavano in vendita su internet a 50 euro al pezzo. 

In passato facevamo lavori di grande qualità con questo materiale, come quelli per Paolo Piva e Poliform. È lo stesso per i manufatti in graniglia. Una volta quando vedevano il martellinato ti dicevano quanto era bello. Negli anni sessanta le prime cappelle funerarie razionaliste avevano tutte l'intonaco martellinato. Sono saperi straordinari che vanno rivalutati. Il lavoro del cementista ha un legame con la scultura in bronzo, di cui condivide i principi: colare, mettere materia liquida in uno stampo. Il manufatto in cemento si sviluppa dalla volontà di riprodurre con un materiale povero i pregi di materiali più costosi. Attraversando Milano si incontrano manufatti straordinari: ci sono finti ceppi, imitazioni del Poltragno ad esempio, straordinarie e sai che oggi non riusciresti più a farli.

SANTA MARIA ALLA PORTA

Durante i lavori di riqualificazione della piazza di Santa Maria alla Porta a Milano, un piccolo luogo allora trascurato situato sul retro di un palazzo di Luigi Caccia Dominioni, è emerso il pavimento seicentesco originale, disegnato dall'architetto Francesco Maria Richini, della cappella di Santa Maria alla Porta, bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale. Un restauro del pavimento, composto di 18 marmi diversi, si è rivelato da subito irrealizzabile a causa dei costi elevati. Perciò io e l'architetto ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti “Ce la facciamo?”. “La tecnica io ce l'ho” risposi. E siamo riusciti a farlo. Abbiamo fatto una scansione laser di tutto il pavimento, composto di 156 pezzi tutti diversi. Gli autori del pavimento originale facevano tutto a mano: ce ne siamo accorti durante la posa. Siamo partiti dal centro, ci siamo allargati e ci siamo resi conto che tu posavi i pezzi ma alla fine gli ultimi non entravano in sede. Pur tracciando l'intero disegno e le sue direttrici, nella posa hai una perdita minima ma costante. Per questo motivo nel disegno di Richini ci sono alcune linee, di colore più scuro, disposte a raggiera, che permettono di essere tagliate, allargate o ridotte. Sono delle direttrici che ti danno la possibilità di regolare la posa. Tagliandole, l'intero pavimento è stato messo a dimora perfettamente. Il disegno era stato pensato per chi lo doveva posare.

Abbiamo utilizzato due colori, il beige e il marrone, ottenuti miscelando diverse paste d'ossido per avere la tonalità voluta. Il pavimento è stato infine sabbiato.

PAULO MENDES DA ROCHA. TECNICA E IMMAGINAZIONE

Tutti gli elementi che compongono l'allestimento della mostra alla Triennale di Milano - tavoli, quinte, piantane e teche con i documenti più preziosi - sono stati costruiti in cemento levigato ed hanno uno spessore di soli 2 cm. Sono incastrati per essere smontati e trasportati con facilità. La forza del progetto sta nell'essere stato pensato come un sistema modulare. Ho fatto quell'allestimento in 18 giorni, dall'affidamento dell'incarico alla consegna del lavoro. Dovevo gettare i pannelli incernierati il giorno successivo, ricevo il disegno con i dettagli per il posizionamento delle cerniere la sera alle 19. Invio i disegni al mio fabbro e vado lì subito. 

Se non avessimo avuto il supporto di un distretto così efficiente la mostra il giorno dopo non l'avremmo aperta. Un distretto produttivo non si costruisce da solo ma lo costruiscono gli uomini: a 200 metri da qui c'è la Molteni, Poliform è a un chilometro e mezzo, Lema a due chilometri. Mio padre era il cementista di Molteni.La pavimentazione della chiesa di Santa Maria alla Porta a Milano, l'allestimento della mostra di Paulo Mendes da Rocha alla Triennale di Milano, il modello d'architettura sono stati prodotti con i.design EFFIX, un cemento per il design ad alte prestazioni meccaniche ed estetiche specificatamente pensato per la realizzazione di elementi in cemento non strutturali e messo a punto da Italcementi in i.lab, il centro innovazione di prodotto a Bergamo.

Prodotti usati

Mr. Oscar Barchi

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