Cava San Giuseppe, Trieste

Le tecniche utilizzate da Italcementi prevedono, come primo passo, la realizzazione di una scarpata a tesa unica nelle aree oggetto di escavazione non appena vengono ultimate le attività estrattive, garantendo così un più rapido reinserimento nel paesaggio, una notevole diminuzione dell'impatto visivo e la possibilità di una veloce colonizzazione da parte delle specie vegetali, fattore essenziale per la stabilità del soprassuolo.

Gli interventi eseguiti

L'area di cava é situata nell'altopiano carsico, le cui caratteristiche climatiche vengono notevolmente influenzate sia dalla Bora sia dagli aerosol marini provenienti dal mare Adriatico.

La metodologia di recupero può essere riassunta in tre fasi principali:

  1. Ad esaurimento di ogni singola area si estrazione, i fronti di scavo vengono rimodellati in modo tale da ottenere una pendenza compresa tra i 35 e i 40 gradi rispetto al piano orizzontale.
  2. Su queste nuovi superfici sono realizzate le opere necessarie a consentire lo sviluppo delle specie erbacee, arbustive ed arboree.
  3. Gli interventi sono realizzati progressivamente durante le vita della cava, così da iniziare il recupero già durante la fase estrattiva.

Il ripristino morfologico

Al  termine delle attività di escavazione, eseguite secondo uno schema di estrazione tradizionale, i fronti della cava si presentano caratterizzati dalla tipica conformazione geometrica “a gradoni” caratterizzata da ridotte zone orizzontali ed estesi fronti sub-verticali, che conferiscono all’insieme un impatto visivo dall’aspetto poco naturale.

Partendo da questa conformazione si procede, in primo luogo, al recupero morfologico dei fronti, impiegando una tecnica ampiamente collaudata che consiste nel rimodellare i fronti della cava, per renderli più naturali visivamente e più compatibili con lo sviluppo della vegetazione.

Per ottenere tale risultato, l’ultima volata programmata non è più finalizzata alla produzione di calcare, ma al recupero ambientale: il materiale frantumato, infatti, non viene destinato alla produzione, ma viene lasciato sul posto, diventando la base per riporto di terreno vegetale e per il successivo rinverdimento.

Cava di Trieste.

La minore inclinazione dei fronti così ottenuta consentirà di evitare che pendenze eccessive favoriscano il dilavamento o la instabilità del terreno vegetale riportato.
La morfologia desiderata si ottiene forando il calcare con un'inclinazione definita e progettando la volata in modo da ottenere un materiale di pezzatura media, facilmente sistemabile medianti mezzi meccanici. A seconda dell'altezza del fronte, si agisce in una o due fasi.

Il recupero vegetazionale

Sulla base di questa morfologia è quindi possibile procedere con l’impianto delle specie erbacee, arbustive ed arboree.

L’obiettivo del ripristino vegetazionale è realizzare un’ ecosistema in grado di auto-sostenersi e di riprodursi nel tempo in modo autonomo, così da minimizzare gli interventi ulteriori per effettuare irrigazioni e concimazioni che, con questa metodica, vengono ridotte ad una quota fisiologica minima.

La conoscenza delle associazioni vegetali e dei diversi ecosistemi presenti nell'intorno dell’area di cava é di fondamentale importanza per comprendere quale evoluzione potrà avere la vegetazione e per ottimizzare, di conseguenza, la scelta  delle essenze da impiegare.

 
Cava di Trieste.
La procedura per l’esecuzione del recupero vegetazionale segue il seguente schema operativo:
  • Sulle superfici realizzate con le opere di ripristino morfologico sopra descritte e caratterizzate da una pendenza moderata, viene effettuato un riporto di terreno vegetale, in misura di 10-15 cm di spessore.

  • Al termine di tali operazioni, ogni area viene idroseminata con un miscuglio di sementi erbacee selezionate per la zona specifica; lo scopo di quest’operazione è di ottenere il rapido sviluppo di uno strato erbaceo, caratterizzato da specie pioniere, tale da garantire una elevata capacità di riproduzione vegetativa e il conseguente apporto di sostanza organica nel suolo, fin dal primo anno di impianto.
  • Negli anni successivi, sulla superficie inerbita, si  procede all'impianto di essenze arbustive ed arboree con densità non inferiori a 1.100 esemplari per ettaro, in modo da permettere una buona copertura del suolo.

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